LA NOSTRA STORIA

L’antica denominazione di Canturio divenuta Cantù nel XV secolo, deriva dal nome della popolazione insubrica dei Canturigi.

Il primo nucleo abitativo di rilievo del territorio canturino sin qui documentato è però Galliano, di cui è evidente l’origine gallica del nome.

Cantù si affaccia alla storia nel sec. XI con Ariberto da Intimiano, l’arcivescovo di Milano a cui si deve la riedificazione, nel 1007, della Basilica di Galliano (il più importante monumento cittadino e tra i più significativi esempi di romanico tuttora esistenti in Europa).

Cantù, munita di considerevoli roccaforti, partecipò alle complesse  vicende medioevali. Quasi sempre “alleata” di Milano e in lotta contro Como, prese parte alle guerre contro l’Imperatore Barbarossa. Nel 1324 Cantù si proclamò Repubblica indipendente. Tale rimase per dieci anni. Passò, poi, nuovamente sotto l’influenza di Milano. Seguirono due secoli di lotte sanguinose finchè, nel 1525, la città divenne feudo dei conti di Pietrasanta

Dopo il ‘500 Cantù perse la sua importanza strategica e da allora si è trasformata in una operosa città, al centro di un vasto comprensorio.

Le vicende politiche e militari del Risorgimento e del XX secolo la videro sempre partecipe ma mai drammaticamente coinvolta.

PERSONAGGI E FAMIGLIE STORICHE

Ariberto da Intimiano Suddiacono della chiesa Ambrosiana , restaurò la basilica e la consacrò a san Vincenzo nel 1007, come testimoniato nell’affresco nell’abside e dalla lapide murata nella navata minore.Ariberto, proviene da una ricca famiglia di Intimiano nacque presumibilmente attorno al 967 e morì nel 1045; eletto Arcivescovo di Milano nel 1018, divenne una delle figure più importanti della sua epoca. Caratterizzò la sua opera alternando, da uomo della Chiesa, quella di uomo di Stato non disdegnando l’uso delle armi.Amato dal proprio popolo trovò degna sepoltura nel duomo di Milano.

Gli ALCIATI, originari di Alzate, trasferitisi a Cantù dimorarono in contrada Campo Rotondo.

ARIALDO DA CUCCIAGO fu personaggio di spicco nelle vicende politico-religiose dell’XI secolo. Arialdo nacque a Cucciago intorno al 1010; dopo un periodo di studi in Francia , diacono, fu con Anselmo da Baggio (futuro papa Alessandro II) uno dei più energici protagonisti del movimento milanese della Pataria: Si battè con decisione per una riforma dei costumi del clero, suscitando l’aspra reazione dell’Arcivescovo Guido da Velate, il quale nel 1066, dopo alterne vicende, riuscì a farlo rapire e trucidare in un’isola del lago Maggiore. Un segno tangibile della presenza di Arialdo sul territorio è l’antica torre da lui voluta, ed ancora visibile, in Cucciago.

Dopo Arialdo il più celebre degli Alciati fu senza dubbio ANDREA (1429-1550). Rinnovatore degli studi legali, insegnò diritto romano in diverse città europee diventando uno degli iniziatori della “giurisprudenza culta”, commentò i testi giuridici facendo ampio ricorso alla storia, alle lingue e alle letterature antiche.

In casa Alciati soggiornò Carlo Borromeo durante la sua visita alla pieve canturina. Assai antica in Cantù è la famiglia ARGENTI. Già nel 1421 un Donato figura come procuratore del borgo, mentre numerosi sono gli ecclesiastici di questa casata: alcuni furono canonici di Galliano o parroci di San Paolo. Va citato a questo proposito il parroco GIOVAN PAOLO che lasciò una fondamentale memoria comprendente un dettagliato elenco delle vittime della peste del 1630. La famiglia Argenti è nato anche come fondatrice del primo asilo infantile canturino realizzato nel 1860 a seguito di un lascito dell’avvocato CARLO.

L’origine degli ARCHINTO si fa risalire all’epoca dei Longobardi. Nella lunga serie di personaggi che portarono quel nome troviamo FILIPPO, consigliere di Gian Galeazzo duca di Milano; GIOVAN BATTISTA, legato di Carlo V per la metropoli lombarda; un secondo FILIPPO,  fu vescovo e più  volte ambasciatore di Milano, quindi governatore di Roma e, nel 1556, arcivescovo ambrosiano. Un altro FILIPPO fù vescovo di Como dal 1595 al 1621.

La famiglia CAMUZZI, originaria di Como, si trasferì a Cantù nel XVI secolo. ANDREA fu medico assai noto: insegnò presso l’università di Pavia e fu archiatra dell’imperatore Massimiliano II dal 1564 al 1588. Suo figlio EUGENIO, studioso di filosofia e teologia, fu vescovo di Bobbio.

Dei CARCANOle cronache canturine incominciano a parlare nel 1340. In modo particolare si possono ricordare CARLO BARNABA, che fu castellano di Pavia dal 1416 al 1449, e CARLO BARNABA IV che fu rettore del Seminario Maggiore di Milano, del Collegio dei nobili e del Borromeo di Pavia nella prima metà del secolo XVII. Personaggio di particolare rilievo fu TRISTANO, marito di Margherita Visconti, che fu castellano e podestà diCarimate nel 1474 e successivamente podestà di Cantù.

Il più illustre personaggio della famiglia CHIAVELLI o CIVELLI fu FRANCESCO, nato verso la metà del XVI secolo. Fu prevosto di Cucciago e poeta latino di ispirazione oraziana. Pubblicò diverse raccolte poetiche che i contemporanei apprezzarono notevolmente.

La casata dei FOSSANO fu per molti secoli una delle più ricche e potenti della plaga canturina. Si ricorda in particolare una sua inconsueta elargizione compiuta, a partire dal XIV secolo, in favore degli abitanti di Vighizzolo. Ogni anno, il venerdì santo, i Fossano facevano distribuire in quel villaggio 42 staia di frumento ridotto a pane. La caritatevole, generosa, tradizione fu mantenuta fino al 1894 quando fu abolita per sempre.

I GRASSI costituirono una delle famiglie indubbiamente più potenti del XIV secolo: fu GASPARO infatti, con l’aiuto del fratello GIOVANNOLO, a proclamare nel 1324 l’indipendenza di Canturio da Milano, cingendo quindi il borgo con possenti ed invincibili mura. Anche nei secoli successivi la famiglia non cessò di mantenere una posizione di prestigio. Va ricordato, tra gli altri, quel BARTOLOMEO che, nel XVIII secolo, fu teologo dell’ordine degli Oblati e divenne assai noto per la memoria prodigiosa. Era in grado di recitare a memoria decine di migliaia di versi italiani e latini.

Numerosi membri della famiglia MAZZUCCHELLI lasciarono un segno del loro passaggio nella storia briantea: da ANTONIA che, nel 1774, ebbe la ventura di essere amata da Domenico Cimarosa, a LUIGI (1835-1896) che fu garibaldino e partecipò alla spedizione dei Mille.

Fondamentale, per la storia rinascimentale di Cantù, è la casata dei PIETRASANTA. Feudatari a partire dal 1475, quando i duchi di Milano affidarono loro il feudo canturino, eressero il poderoso castello che venne successivamente distrutto dal Medeghino. La loro presenza nelle vicende della città rimase viva fino all’inizio del XIX secolo.

Tra i personaggi non brianzoli di nascita che a Cantù dedicarono le loro energie ed il loro impegno va segnalato CARLO ANNONI (1795-1879). Nato a Milano, fu prevosto di Cantù del 1830, si innamorò della città e delle sue antiche vicende, dando alle stampe nel 1835 un’opera di notevole livello: “Monumenti e storia del borgo di Canturio”.

Nato a Buenos Aires, UGO BERNASCONI (1874-1960) visse a Cantù a partire dal 1918. Pittore del tardo romanticismo lombardo, fu anche elegante scrittore: collaborò alla “Voce” e fuautore di libri non dimenticati come “Precetti e pensieri giovanili” (1910) e “Uomini e altri animali” (1915). Con il suo nome è stata intitolata la biblioteca comunale.

Il poeta FRANCESCO PASTRONCHI (1877-1953), ligure di nascita, fu cittadino canturino d’elezione. A Cantù amava soggiornare lungamente, circondato dall’amicizia di personaggi come Carlo Linati, Ugo Bernasconi, Ettore Brambilla.

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