Feste Popolari

La Giubiana

L’ultimo giovedì di gennaio, nella piazza principale di Cantù, viene bruciata la Giubiana. La tradizione popolare vuole che il manichino che viene arso su una pira, alla presenza del popolo e delle autorità, rappresenti la castellana traditrice della città. La Giubiana è diventata, pertanto, una sorta di rito celebrativo dell’identità e dell’orgoglio cittadini. Si tratta però soltanto di una leggenda completamente avulsa dalla realtà storica anche se la manifestazione nel suo complesso non manca di una sua originalità rispetto ai ben noti esempi di folclore lombardo dello stesso periodo diffusi in vari centri, come i falò di Sant’Antonio.

Le ipotesi sulle origini del rito sono diverse. Ci sono quanti prediligono una interpretazione “politica” vedendo nell’evento una manifestazione del conflitto tra popolo e tiranno (tra libertà e dispotismo, cioè) maturato nel secolo dei lumi e sfociato nelle insurrezioni popolari contro le monarchie assolute e nella conquista del potere da parte della borghesia. Altri preferiscono pensare ai tempi dell’inquisizione e della caccia alle streghe.

Altri si spingono ancora più indietro nel tempo (I secolo d.c.) e attribuiscono l’evento a residui di riti celtici: quando fantocci e manichini di vimini intrecciati e figure umane, e contenenti persone in carne ed ossa vive, erano date alle fiamme dai sacerdoti druidici per propiziarsi il favore degli dei in battaglia o per ottenere loro benevoli influssi nelle stagioni della semina e dei raccolti. Altri infine, e facciamo un passo avanti nel tempo, attribuiscono gli attuali roghi a quelli dei sacerdoti cristiani che nel IV secolo d.c bruciavano simbolicamente le divinità pagane.

Secondo questa interpretazione il nome Giubiana deriverebbe da Joviana, ossia Giunone (divinità venerata anche in Galliano).

Sia come sia, e ritorniamo ai giorni nostri, la Giubiana è diventata un’occasione per incontrarsi, fare festa (l’incendio della pira si conclude sempre sotto spettacolari fuochi d’artificio), e mangiare qualcosa in compagnia, magari il risotto con la luganiga, come prescrive la tradizione. Meglio per tutti, poi, se la Giubiana brucia bene: è un buon auspicio per l’anno appena iniziato.

 

Il Carnevale

Il carnevale di Cantù è tra i più solidi e partecipati della provincia, per cui giungono maschere e spettatori anche dal milanese e dalla Svizzera, oltre che dai comuni limitrofi. La tradizione del carnevale a Cantù risale già agli anni 50, ma è da circa 20 anni che viene riproposta, puntualmente, la sfilata di maschere e carri allegorici . Rigorosamente fissato secondo le cadenze del rito ambrosiano, nell’ultimo sabato di carnevale le vie del centro cittadino sono invase da un’infinità di colori, musiche e balli e da moltissimi curiosi. E’ un momento di “follie” collettive ma anche l’occasione per dar sfogo a competizioni tra i diversi rioni cittadini.

L’edizione “moderna” della manifestazione è caratterizzata da un grande impegno di gruppi, associazioni, parrocchie e scuole. La preparazione dei carri richiede, spesse volte, un lungo lavoro, che necessita anche di competenze diverse, ma soprattutto di assoluta segretezza per non anticipare la sorpresa del debutto e per evitare sleali concorrenze. E’ in questo clima di adepti che viene ideato, progettato, eseguito, assemblato e collaudato un carro. E’ nel segreto dei capannoni o delle cascine che il grigio e informe intruglio di carta e colla diventa, con il sostegno di un po’ di legno e di ferro, un’opera dell’ingegno e della fantasia pronta a sprigionare sfavillanti colori e ad esibire dissacranti sberleffi al mondo della politica, degli affari e dei sostenitori dei vuoti moralismi.

Il carnevale di Cantù deve la sua notorietà alle monumentali realizzazioni dei gruppi “storici” di Pianella e di piazza Garibaldi, e dei sempre presenti amici di Fecchio, Lisandrin, bar Baffo, Villaggio San Marco, Sant’Antonio, Asnago, Vighizzolo, oratori San Paolo e San Michele, ma anche alla presenze prestigiose di carri e di gruppi provenienti da altri carnevali famosi, nazionali ed internazionali.

Il carnevale canturino non si esaurisce, però, in un’unica manifestazione corale. Numerosissime sono le iniziative che si susseguono in città durante la settimana che precede il “sabato grasso”. Si tratta di iniziative per i bambini, di rappresentazioni teatrali, di concerti e veglioni, per persone di tutte le età, di cui non è possibile dar conto ma che si possono rintracciare, a tempo debito, nei programmi espressamente pubblicati per l’occasione.