| Secondo
Elisa Ricci, l'arte di tessere i merletti a imitazione della trina di Milano venne
divulgata a Cantù, nel secolo XVII, dalle monache di santa Maria o di S. Ambrogio che
probabilmente insegnarono alle converse del posto come si manovrano i fuselli sul tombolo.
Più tardi, questa industria, come la chiamava nel 1774 il marchese
Odescalchi, fu di un
certo sollievo anche ai poverelli dei paesi vicini. La raccolta comunque e la vendita dei
merletti furono ben presto monopolizzate da pochi mercanti, pizzicagnoli o merciai, che
anticipavano il refe e gli altri arnesi dell'arte; e quindi ricompensavano le donne, non
in denaro, ma con generi di prima necessità come aghi, commestibili o tessuti. I merletti si esportavano nel Piemonte o nel
Bergamasco. Secondo una fonte non sempre attendibile, nei primissimi anni dell'Ottocento,
c'erano a Cantù forse settecento donne che facevano pizzi di ogni altezza e misura.
Ancora nel secolo scorso le figlie dei contadini imparavano per tempo a manovrare i
fuselli. A quattro anni, infatti, erano già a scuola di tombolo da una maestra pagata
stabilmente dai genitori a un tanto al mese.
Nel 1850, con l'avvento della moda dei
veli, degli scialli e di altri particolari di abbigliamento, il merletto si sviluppò
notevolmente, tanto da indurre le canturine a lavorare in modo fervente a questa
attività. Vista che questa attività si dimostrò, per le canturine, molto remunerativa e
meno faticosa del lavoro in campagna, si creò un vero e proprio mercato regolato
dall'insorgere dei primi commercianti.
Nacquero così anche le prime scuole, le
prime apparizioni alle mostre, dove il lavoro canturino ebbe vari riconoscimenti, anche a
livello europeo e d'oltre oceano.
Verso il 1950 il mercato non ebbe più una
grande richiesta ma il pizzo rimase nella cultura canturina: le merlettaie continuarono ad
eseguire pizzi per la propria casa e le giovani per la propria dote.
Negli ultimi anni si assiste, però,
ad una ripresa di interesse, sia commerciale che culturale e storico, per il merletto di
Cantù. In tale contesto sono ripresi corsi, professionali e non, per
l'insegnamento dell'arte dei fuselli e si è dato corso a manifestazioni varie, anche di
carattere internazionale La
Biennale del merletto , finalizzate alla
giusta valorizzazione della storica produzione. |